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La Domanda Internazionale e Nazionale dei Formaggi Italiani

Ritmi rallentati rispetto al 2010, ma valori ancora positivi. Le analisi di Clal.it e Ismea presentate alla 66esima Fiera Internazionale del Bovino da Latte
 
Cremona, 27 ottobre 2011 – Il consumo di formaggio si conferma in crescita: sono in aumento sia la domanda mondiale che quella interna. Angelo Rossi di Clal.it e Claudio Federici di Ismea nel corso del convegno sponsorizzato da InterPuls e TDM – aziende operanti nel settore della mungitura - che si è svolto nel pomeriggio della prima giornata della 66esima Fiera Internazionale del Bovino da Latte.
 
Nel periodo gennaio-luglio 2011 il mercato mondiale ha fatto registrare un +3,34% rispetto al medesimo periodo del 2010: “L’Europa si conferma il principale esportatore – ha sottolineato Rossi -, anche se rispetto all’anno passato il ritmo di crescita è notevolmente rallentato”. I principali acquirenti a livello globale sono i Paesi del Sud-Est asiatico, del Centro-Sud America e del Medio Oriente. I formaggi italiani confermano il trend continentale con un incremento del +3,93% rispetto ai dodici mesi precedenti: “E’ un momento piuttosto favorevole – ha commentato di nuovo Rossi -; l’unica nota dolente è rappresentata dal costante aumento delle importazioni di formaggi duri non DOP nel nostro Paese”.
 
Anche sul piano del mercato interno la domanda di formaggi è in progressivo aumento (+1% costante nell’arco dell’ultimo decennio), ma “a discapito della diminuzione dei consumi di latte e di burro” ha evidenziato Federici. Tanto che negli ultimi mesi il comparto lattiero-caseario nella sua totalità ha perduto un punto percentuale. Continua Federici: “oggi gli acquisti avvengono soprattutto all’interno della grande distribuzione, prima di tutto nei discount”. Nel complesso dei formaggi consumati in Italia il 35% dei prodotti è DOP; inoltre gli italiani sembrano sempre più preferire i freschi (34% del totale) ai duri (28%).
Il modello di ‘famiglia DOP’, che sviluppa il 27% dell’acquisto di formaggi pari a 30 kg all’anno (il triplo rispetto alla media dei consumatori); ha un paniere d’acquisto più articolato e spende 776 euro all’anno in formaggi.
 
In coda, un’annotazione non proprio positiva: nell’ultimo anno le vendite nazionali di Parmigiano Reggiano sono calate del 3,5%, quelle del Grana Padano dello 0,5%. In crescita, specularmente, i numeri relativi ai formaggi molli e industriali.



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