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Nozioni Generali

La lattazione

La vacca produce latte in seguito al parto, la lattazione è il lasso di tempo durante il quale la vacca produce latte: nella bovina da latte normalmente la lattazione dura circa 285 / 305 giorni. All’interno di questo periodo è inscritto il periodo produttivo della vacca, la quale, nei giorni seguenti il parto produce il colostro, sostanza simile al latte ma più ricca in globuline, immunizzanti da passare al vitello. In una normale gestione aziendale il colostro munto nei primi giorni viene separato e somministrato ai vitelli, mentre il latte munto dal secondo/terzo giorno rientra nella produzione aziendale, e viene raccolto nel tank. La lattazione ha un andamento crescente in termini di produzione dal primo giorno fino al 60-70° giorno, nel quale si raggiunge il suo apice in termini di latte prodotto, detto picco di lattazione. La produzione poi decresce lentamente fino ad arrivare intorno ai 280-290 giorni in cui la vacca viene “messa in asciutta”, cioè si smette di mungerla per prepararla al parto successivo.
 
 

Periodo di asciutta

Il periodo di asciutta serve all’animale per potersi preparare al momento del parto e inizia circa 45 – 60 giorni prima. Si attua attraverso una consistente diminuzione della concentrazione energetica della razione: la dieta è ricca di fibra lunga. L’animale che ha fame dimezza in 2 giorni la produzione di latte.
Motivazioni: 
- Fornire alla mammella, dopo 10 mesi di attività intensa, un periodo di riposo necessario per ricostituire
- Favorire, un maggiore invio di nutritivi verso il feto
                          


Momenti critici dell’asciutta

Nelle prime 2 settimane: a causa dello stress nutrizionale (fame) c’è un calo delle difese immunitarie. Se l’allevatore non tratta la mammella con un antibiotico dopo l’ultima mungitura, c’è un alto rischio di sviluppo di mastiti Ultime 3 settimane prima della data presunta del parto: c’è un notevole aumento dei fabbisogni energetici della bovina dovuti alla crescita fetale e allo sviluppo del tessuto mammario. 3 settimane prima del parto (“steaming up”), si deve aumentare la concentrazione energetica della dieta introducendo insilati di cereali, in particolare il mais e il silomais, per fornire più energia alla bovina. Un animale che si presenta bene al parto, nelle successive settimane di lattazione sarà meno stressato e le produzioni saranno elevate.
 
 

Il parto

Nelle 24 ore antecedenti il parto si nota un aumento del volume della mammella e dalla vulva, che si presenta edematosa, si vede pendere uno scolo mucoso e vitreo: la cervice è aperta. Ora la bovina tende ad isolarsi: deve essere portata nel box parto, separato, dove è importante che la lettiera sia pulita e che non ci siano rumori che potrebbero risultare fastidiosi all’animale. Va valutata la posizione del vitello: lo si fa inserendo la mano direttamente nella cervice, facendo attenzione alle condizioni igieniche.
 

Fasi del parto:

1) comparsa delle prime acque
2) espulsione del feto: il vitello comincia dapprima ad impegnare il canale del parto. Se il vitello è in posizione scorretta si deve aiutare la vacca; ma se ciò non è possibile, e quindi la vacca e il vitello sono in pericolo di vita,  il veterinario deve praticare il cesareo.
3) secondamento: operazione di espulsione della placenta entro 12 ore, in questa fase c’è il pericolo di formazione di infezioni e metriti.
 

Il colostro

Il colostro (primo latte) è un liquido giallo sieroso, molto ricco in immunoglobuline di classe A e cellule immunitarie (come i linfociti), esso è composto principalmente da acqualeucocitiproteine (fra le quali anche agenti immunologici), grassi e carboidrati.
Il vitello, contrariamente ad altri mammiferi compreso l’uomo, nasce privo dell’immunità passiva, cioè quella ereditata dalla madre. Il vitello, alla nascita, è quindi molto esposto all’attacco dei patogeni: è necessario che esso assuma al più presto il colostro, per poter sopravvivere.
Il colostro non è latte: esso è il primo secreto della ghiandola mammaria immediatamente dopo il parto; si indica come ottimale una somministrazione al vitello di 1-2 litri nelle prime ore di vita e 3-4 litri nelle prime 24/36 ore; somministrazioni posticipate sono ininfluenti dal punto di vista immunitario, in quanto subentrano i normali definitivi processi digestivi. Il colostro contiene 3 fattori fondamentali che lo caratterizzano:immunoglobuline, immunoregolatori e fattori di crescita.
 
 
Comparandolo con i componenti nutritivi del latte si nota che: le proteine sono molto più numerose e di diverso tipo (immunoglobuline); i lipidi sono presenti in quantità maggiore: essi sono la frazione energetica, componente essenziale al primo alimento assunto dal vitello; il lattosio è meno presente; elevato contenuto vitaminico e di sali (magnesio).
 
   Colostro   Latte
 ACQUA    76.1%    85%
 PROTEINE       14%      3%
 LIPIDI      6.7%   3.5%
 LATTOSIO      2.7%      5%
 CENERI      1.1%   0.7%
 
 

Funzioni del colostro

1) Funzione immunitaria: perché il colostro apporti le immunoglobuline, vitali per il vitello, bisogna che si verifichino contemporaneamente due fenomeni:
- le immunoglobuline non vengano attaccate da nessun enzima
- le immunoglobuline, vengano assorbite come tali dalla mucosa intestinale
2) Funzione lassativa: contiene sali minerali utili all'espulsione del meconio (materiale contenuto all’interno dell’intestino del vitello al momento della nascita). Ciò grazie al magnesio e alla scarsità di potassio.
3) Funzione nutrizionale: grazie all’elevato contenuto energetico.

Se non c’è disponibilità di colostro materno, si può somministrare quello di un’altra vacca, quello stoccato, o quello artificiale
 

La mastite

La mastite è l’infezione microbica di 1 o più ghiandole mammarie. Fattori di rischio:
- Componente genetica
- Componente ambientale: bisogna tenere pulita la mammella così come l’ambiente
- Non corretto utilizzo dell’impianto di mungitura
- Non corretta tecnica di mungitura.
 
Gli strumenti che la mammella attua per difendersi sono:
- Tappo di cheratina;
- Sfintere (è un muscolo circolare);
- Epitelio resistente;
- Cellule somatiche leucocitarie.
 
I batteri che hanno eluso la prima barriera (il tappo di cheratina) risalgono il capezzolo raggiungendo gli alveoli mammari e si moltiplicano provocando l’infezione. A questo punto, i leucociti, provenienti dal circolo sanguigno, fagocitano i batteri. Il risultato è una gran quantità di cellule morte nel latte (le cellule somatiche) e la perdita di capacità secernente del capezzolo. L’indicatore principale della mastite è la conta delle cellule somatiche del latte. La mammella in stato di benessere fisiologico, cioè senza patologie, ha comunque una carica di cellule somatiche di sfaldamento degli epiteli che è fisiologicamente di circa 50.000 cellule / ml. È in base alla tempestività d’intervento che si può recuperare il capezzolo. Se le cellule somatiche nel campione preso dal frigo del latte sono più di 400.000/ml c’è una buona probabilità che vi siano vacche con la mastite. La conta cellulare è eseguita sul latte di massa dell’allevamento, non in quello della singola bovina: se le cellule sono in numero tra 200.000 e 500.000, 1 vacca su 6 potrebbe avere una mastite. In tal caso, la procedura corretta consiste nel:
1) Identificare la vacca (o le vacche) infetta;
2) Eseguire l’antibiogramma, per effettuare una terapia mirata;
3) Identificare la causa della mastite
 
L’alimentazione è una concausa, non una causa prima. Infatti una alimentazione scorretta provoca un calo delle difese immunitarie e il precipitare della situazione patologica. Importante è la pulizia dell’impianto di mungitura, da compiersi dopo ogni mungitura. Bisogna, comunque, che i detergenti e gli antibiotici usati siano cambiati con una certa frequenza per evitare fenomeni di farmacoresistenza.
 

In conclusione

Tutti questi elementi sono fondamentali per avere vacche in salute, non bisogna mai derogare su principi che costituiscono la base della salute dell’animale
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